Trama dell'opera

 

La vicenda si svolge in Spagna, in Aragona, agli inizi del XV secolo

Atto I

Scena I. Nell’atrio del palazzo dell’Aliaferia, dimora del conte di Luna, Ferrando, il capitano delle guardie, raccomanda ai soldati di fare buona guardia mentre attendono il rientro del conte dal palazzo della sua amata Leonora. Il conte teme un coinvolgimento sentimentale della giovane per un misterioso trovatore che, nottetempo, le dedica serenate. Ferrando narra anche ai suoi uomini la storia del fratello minore del conte, Garzia, che, venti anni prima, venne stregato da una vecchia zingara poi condannata al rogo. Per vendetta, la figlia della gitana, rapì il piccolo Garzia e, si credette, lo fece ardere sullo stesso rogo. Il padre, non convinto della morte del figlio, impiega tutte le sue forze nella ricerca e, in punto di morte, fa promettere all’altro suo figlio di non rinunciare alla speranza e di continuare le indagini,  ma fin’ora tutto è stato vano.

Scena II. Leonora, dama di compagnia della principessa d’Aragona, nei giardini del castello racconta alla fedele dama di compagnia Ines di un cavaliere che non è più riuscita a dimenticare. Incontratolo durante un torneo non lo ha più veduto a causa dei disordini che si susseguivano per la guerra civile scoppiata tra il Conte di Luna e il Conte di Urgel. Ma una notte, dopo aver ascoltato cantare sotto le sue finestre un trovatore, riconosce il lui il suo cavaliere.

 La principessa è appena rientrata nel palazzo quando le giunge di lontano il canto del trovatore Manrico. Non visto è presente anche il Conte di Luna. La giovane corre incontro al suo amato ma, a causa dell’oscurità, scambia il Conte di Luna per Manrico. Il Conte, innamorato di lei, è venuto per chiederle un pegno d’amore, ma adesso, ingelosito, sfida a duello il rivale, seguace del ribelle Conte di Urgel.

Atto II

Scena I. Manrico si trova nell’accampamento degli zingari sulle montagne di Biscaglia. Ha vinto il duello ma è rimasto ferito. La zingara Azucena gli racconta del supplizio della madre e la sua supplica di vendetta. Allora ella, per rivalsa, e per realizzare il desiderio della madre morente, rapì Garzia, ma, disse, arse per errore il proprio figlio credendo di bruciare il figlio del Conte.

Manrico, stupito e turbato, vuol sapere se è proprio lei, Azucena, sua madre.  La gitana  amorevolmente lo rassicura rammentandogli le sue cure di madre fin da quando era in tenera età. Piuttosto, gli chiede, perché abbia avuto pietà del Conte risparmiandogli la vita. "O madre!... non saprei dirlo a me stesso! (...) un grido vien dal cielo, che mi dice: ‘Non ferir!".

Giunge un messo ad annunciare che Castellor è stata conquistata dalle truppe di Urgel ed è richiesta la presenza del giovane e che Leonora, credendolo perito in battaglia, sta per prendere i voti. Manrico parte per raggiungerla nonostante le insistenze della madre.

Scena II. Il Conte si apposta nei pressi del convento di Castellor per rapire Leonora, ma, quando sta per agire, sopraggiunge Manrico fra lo stupore di tutti e la gioia della fanciulla. Il giovane riesce a sventare il tentativo di rapimento e la porta in salvo.

Atto III

Scena I. I due giovani e il drappello armato di seguaci si sono rifugiati a Castellor, assediato dal Conte di Luna. Azucena, aggirandosi nell’accampamento, creduta una spia, viene fatta prigioniera. Mentre il Conte la interroga. Ferrando riconosce in lei la rapitrice di Garzia: viene quindi condannata al rogo.

Scena II. Leonora e Manrico stanno per sposarsi nella cappella del castello quando un soldato viene ad annunciare che Azucena, prigioniera del Conte, sta per essere arsa viva. Manrico non può permettere che sua madre venga uccisa e parte per liberarla.

Atto IV

Scena I. Manrico, fatto prigioniero dopo il tentativo di liberare Azucena, è chiuso nella torre dell’Aliaferia. Il Conte ha ordinato che venga decapitato all’alba insieme ai suoi compagni, ma Leonora gli si promette a patto che risparmi la vita a Manrico e a sua madre. Quindi, per non soggiacere al ricatto, si avvelena bevendo il veleno dal suo anello.

Scena II. Nel carcere in cui è stato rinchiuso con Azucena, Manrico tenta di confortare la zingara, in preda a drammatiche visioni, assicurandole che presto torneranno al loro accampamento. Addormentatasi la zingara, Leonora sopraggiunge ad annunciare loro la liberazione. Manrico però, intuito il prezzo della libertà, rifiuta di accettare. Il veleno agisce sulla giovane che muore tra le braccia dell’amato.

Il Conte di Luna, che ha assistito, non visto, alla scena, accecato dalla gelosia, ordina che Manrico venga immediatamente messo a morte, e costringe la madre ad assistere alla cruenta scena. A sentenza eseguita, Azucena gli griderà che il giovane appena ucciso era in realtà Garzia, suo fratello: la vendetta della gitana è finalmente compiuta.

Gianluca Orsola