La traviata: cenni storici

  

Gli esordi del giovane Giuseppe Verdi videro una produzione intensissima di opere quasi sempre imperniate su soggetti eroici ed epici, lavori non sempre di eccelsa qualità artistica ma capaci di infiammare gli animi rivoluzionari dell’epoca. Opere come: Nabucco(1842), I Lombardi alla I crociata(1843), Ernani(1844), La battaglia di Legnano(1849), vennero indicati come autentici manifesti del Risorgimento italiano. Nell’ultimo periodo di questa prima fase della produzione artistica del musicista, si può notare il tentativo di rifarsi ad un melodramma ‘a carattere europeo’, influenzato dalla corrente romantica: Machbeth(1847), Luisa Miller(1849), tratti rispettivamente dalla tragedia omonima di Shakespeare e dal dramma Kabale und Liebe di Schiller. Nel 1849 la morte di Gaetano Donizetti fece sì che Giuseppe Verdi divenisse indiscutibilmente il principale operista italiano e la sua produzione musicale, in virtù di una raggiunta e conclamata realizzazione, diminuì in quantità; ha così inizio la seconda fase della produzione artistica di Verdi, imperniata sulla famosa trilogia popolare: Rigoletto (1851), Trovatore (1853), La Traviata (1853), in cui egli pone un protagonista assoluto al centro di vicende umane drammatiche ed appassionate ed atmosfere ‘a tinte forti’: l’amore, la morte, il dolore, la gelosia. In virtù della presenza di sentimenti così violenti, La Traviata è stata considerata dalla critica il primo esempio di melodramma verista. Questo giudizio, forse avventato e discutibile fa capire quanta morbosa attenzione ci fosse da parte del pubblico nei confronti di un libretto che aveva come protagonista una cortigiana dai liberi costumi, Violetta Valery, perdendo di vista l’aspetto fortemente moralistico della vicenda. L’ opera si ispira al romanzo di Aléxandre Dumas figlio, La dame aux camélias, e lo segue anche piuttosto fedelmente. I nomi dei personaggi vennero però cambiati: ad esempio la protagonista Marguerite Gautier, peraltro personaggio realmente esistito, è diventato nella finzione scenica Violetta Valery, Armand Duval è Alfredo Germont. Il tema della malattia, nel nostro caso la tisi, male romantico per eccellenza, stava particolarmente a cuore a Giuseppe Verdi, in quanto la sua compagna Giuseppina Strepponi, che divenne sua sposa dopo anni di convivenza, era malata così gravemente, che il musicista ne temette addirittura la scomparsa. Altro motivo autobiografico è il perbenismo espresso nell’opera da Giorgio Germont: richiama le dicerie espresse nei salotti sulla condotta morale di Giuseppina Strepponi che aveva avuto una relazione con l’impresario Merelli, da cui ebbe un figlio, prima di unirsi a Giuseppe Verdi. La presenza, inusuale nelle paludate vicende dell’opera ottocentesca, come protagonista dell’opera una mondana, forse disorientò il pubblico che bocciò clamorosamente la prima esecuzione dell’opera, avvenuta nel teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853. Ciò accadde verosimilmente per tre motivi: l’inadeguatezza degli artisti scelti come protagonisti, l’argomento scandaloso per l’epoca, l’ambientazione ai giorni dell’autore. Giuseppe Verdi decise di ripresentare l’opera l’anno successivo sempre a Venezia nel teatro San Benedetto e, questa volta, fu ben apprezzata giacché l’autore aveva ambientato la vicenda nel Settecento. Successivamente si preferì l’ambientazione originaria, nella Parigi del XIX secolo.

Formalmente l’opera presenta una struttura abbastanza tradizionale. Propone la classica scomposizione a ‘forme chiuse’, recitativi, arie, duetti, concertati ed interventi corali. L’autore disegna con sapiente eclettismo musicale il personaggio di Violetta. Dai turbamenti della scena ed aria del I atto “Ah fors’è lui...”, “Sempre libera degg’io...”, descritti con delicata introspezione prima, con brillante spavalderia virtuosistica poi, all’angosciato turbamento degli interventi nella concitata scena del giuoco a carte, II atto, al mesto abbandono “Addio del passato...” del III atto. I due protagonisti maschili sono descritti da Giuseppe Verdi forse con minore introspezione psicologica ma con valente efficacia. Di rilievo il recitativo ed aria di Alfredo Germont che apre il II atto “Lunge da lei...”, “De’ miei bollenti spiriti...”, e l’aria di Giorgio Germont “Di Provenza il mar, il suol...” anch’essa nel II atto. Importanti ed efficaci gli interventi del coro: dal festoso “Brindisi” del I atto, ai divertenti interventi delle ‘zingarelle’ e dei ‘matadores’ del II atto, al bizzarro Baccanale del III atto. Eccessi della vita parigina frivola e mondana nella quale la protagonista si muove con apparente spensierata disinvoltura, ma dalla quale è invece alienata ed incompresa.

Francesco Zizzini

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